Elisabetta Tonello, <strong><em>Sulla tradizione tosco-fiorentina della</em></strong> Commedia <strong><em>di Dante,</em></strong> Padova: Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2018, 572 pp. ISBN 978-88-6292-674-4.

“È solo in mancanza della certezza che noi usiamo la probabilità. —Ossia quando noi, pur non conoscendo perfettamente un fatto, tuttavia sappiamo qualcosa sulla sua forma”.1 Così prende avvio il libro di Elisabetta Tonello sull’analisi della tradizione tosco-fiorentina della Commedia di Dante, ponendo già in primo piano uno delle questioni che da sempre ha interrogato milioni di studiosi: il concetto di certezza e probabilità per la ricostruzione del testimoniale e di un testo in mancanza dell’autografo dinanzi una tradizione folta quale quella del Poema dantesco.

Elisabetta Tonello è una giovane e promettente studiosa, classe 1984, laureatosi con il massimo dei voti a Ferrara con una tesi in Letteratura angloamericana e successivamente nel 2008 a Padova consegue la laurea magistrale con uno studio sulle fiabe di Gozzano. Dal 2011 si impegna nella pubblicazione di articoli, saggi, recensioni, libri e curatele inerenti alla posizione di a nello stemma della Commedia, la relativa tradizione manoscritta, il fenomeno della contaminazione per lezione e giustapposizione, il ruolo del copista di Pr; vince il concorso di Dottorato a Ferrara, mettendosi in luce per la sua dedizione al lavoro e alla ricerca, ponendosi sin da subito al centro dei lavori dell’equipe di Paolo Trovato. Questi, infatti, già dal 2009, ha cominciato a lavorare a un progetto che, strutturatosi successivamente come un lavoro di un folto e coordinato gruppo di studiosi,2 ha portato alla prossima uscita di una nuova edizione critica del capolavoro dantesco, già anticipato dalle Nuove Prospettiva sulla tradizione della “Commedia”.

Elisabetta Tonello ha avuto un ruolo di primo piano: focalizzandosi sulla tradizione a, si è resa conto che molti dei manoscritti non seguivano unicamente un modello ma spesso “sfarfallavano” verso altri luoghi della tradizione. Questo è divenuto il punto di partenza per il lavoro, per le straordinarie scoperte e per i notevoli contributi che la sua ricerca ha prodotto e continua a integrare, un lungo e attento studio dei testimoni tosco-fiorentini che questa monografia ha brillantemente sistematizzato e classificato, approfondendone aspetti che eccellenti nomi prima di lei hanno tralasciato perché corroborati dal peso della tradizione e dei grandi nomi del passato. La studiosa, invece, consapevole di ciò, ha coraggiosamente preso atto dello stato della questione, partendo da quegli assiomi e superando obsolete convinzioni che potevano dirsi attuali soltanto perché figlie del loro tempo. Come ricorda De Robertis:

un’edizione critica, per riuscita che sia, è […] figlia del suo tempo, soggetta alle leggi del tempo, destinata a durare fino a quando non gli se ne sostituisca una migliore: bene se a questa apra una via e fornisca i dati di partenza, la base di una revisione.3

Applicando nuove strategie che hanno permesso di ottenere il massimo in un tempo breve e con l’ausilio delle digital humanities, della tecnologia e di strumenti scientifici e come già menzionato un collaborativo e prolifico lavoro di equipe, si è potuto collazionare tutto il testimoniale della Commedia con almeno 30 canti, integrando il tradizionale metodo dei loci critici barbiani (396), con altri di motivata ed eterogenea provenienza per una nuova edizione critica. Se, infatti, Elisabetta Tonello si è dedicata allo studio puntiglioso della tradizione tosco-fiorentina, Paolo Trovato alla tradizione settentrionale con l’ausilio di numerosi e validi collaboratori, ottenendo risultati soddisfacenti che l’impegno di un singolo non avrebbe mai ottenuto in tempi così brevi.

La monografia in questione —approfondimento dei risultati della sua tesi di Dottorato, conseguito nel 2013 presso l’Università di Ferrara, in filologia dantesca— dopo la presentazione di Paolo Trovato (pp. 13-17), si articola in cinque parti —Parte I-Preliminari, Parte II-Grandi Aspettative, Parte III-Copie di Bottega, Parte IV-Altre strategie, Parte V-Tradizioni minoritarie— a sua volta suddivise in sottosezioni; Tonello, coadiuvata dall’uso di tavole, dalla rappresentazione stemmatica tipica a ramificazione e l’uso del grafo di Eurelo -Venn per rappresentare in maniera corretta e ben identificabile il fenomeno di contaminazione tipico per una tradizione consistente e plurima come quella della Commedia, ha ottenuto un lavoro che dal generale sviscera i particolari di ciascuna famiglia. Riesce, inoltre, a identificare possibili sottofamiglie tracciando le relazioni che vi sono tra loro e ipotizzando nuovi legami di parentela tra i testimoni a seguito dei risultati ottenuti con i nuovi studi: sia analizzando la facies interna, testuale e paratestuale, sia quella esterna con l’ausilio della codicologia e della paleografia.

“La Commedia presenta un totale di circa 600 unità costringendo a scendere a compromessi al fine di potere collazionare testualmente in maniera completa” (p. 24). Se Barbi aggira tale ostacolo stabilendo i 396 loci critici su cui basare la collazione testimoniale per la tradizione tosco-fiorentina “scelti in maniera non a caso, ma dopo molti studi […], <stabilendo che non è possibile> determinare a priori le relazioni tra i mss. di una determinata famiglia specialmente se s’aggiunga il dubbio di ‘mischianza’” (p. 25); Petrocchi ne L’edizione della Commedia secondo l’antica vulgata 1966-1967 conferma l’ipotesi dello ‘sbarramento Boccaccio’, stabilendo un numero di 27 mss. anteriori al 1355 su cui basare la propria edizione. Tale assunto, però, risulta a oggi criticabile in quanto non solo sono stati scoperti e retrodatati alcuni mss. ascrivibili all’arco temporale 1321-1355, ma grazie agli studi di Angelo Eugenio Mecca4 e le ulteriori indagini di Elisabetta Tonello,5 si è scoperto che tale ‘sbarramento Boccaccio’ non sussiste: alcuni interventi testuali attribuiti di prima mano al Certaldese, in realtà, risultano già presenti in mss. che non sono suoi autografi o da lui copiati e datati prima dell’edizione boccaccesca della Commedia. Nonostante ciò i mss. utilizzati per l’edizione petrocchiana rappresentano bene la genealogia del testo dantesco oltre a essere tra i più antichi e autorevoli: per tale motivo l’autrice ha deciso di utilizzare le sigle dello stemma codicum di Petrocchi in minuscolo e apponendo il simbolo & per indicare tutti i testimoni che presentano delle zone di convergenza con la famiglia analizzata e non di loro diretta discendenza. Ciò risulta essere molto utile nella Parte III in cui si affronta lo studio delle copie di bottega con particolare attenzione a cento, vat e bocc.

Elisabetta Tonello, pertanto, ponendo come testo di base quello dell’ ‘antica vulgata’ e tenendo in considerazioni i luoghi critici di Barbi, opera sulla base dei 600 mss. del Poema con l’aggiunta di 230 luoghi di varia origine che, al seguito della collazione dei 5/6 di 580 mss. non frammentari, hanno permesso di rileggere la struttura di a, di riorganizzare le famiglie di cui è composta e di individuare delle sottofamiglie che per fenomeni di giustapposizione, monogenesi, poligenesi e identificazioni di errori e sequenze guida, ha permesso di giungere a nuove ipotesi. Come già individuato da Casella, a monte della famiglia tosco-fiorentina sarebbe ipotizzabile un subarchetipo α fortemente banalizzato e con presenza di innovazioni riscontrabili in area settentrionale che farebbero pensare oggi a una possibile discendenza di un’edizione fiorentina da un testimone settentrionale per un piccolo ma significativo numero di innovazioni che si hanno rispettivamente in bol e p.6

Come già accennato, i fenomeni che hanno permesso di giungere a una tale asserzione, oltre alla tradizionale poligenesi e contaminazione per lezione, sono stati la contaminazione per giustapposizione e la valutazione con peso preponderante di sequenze caratterizzanti che, se non utili per la ricostruzione del testo, sono risultate fondamentali per stabilire non solo l’esistenza di famiglie e sottofamiglie ma anche i legami che intercorrono tra di esse e anche tra i singoli mss. “Varianti singolarmente deboli come errori guida possono recuperare forza qualora le si consideri in modo organico come sistemi, strutture, sequenze”.7

La Commedia, inoltre, rappresenta uno degli esempi più chiari, secondo l’autrice, in cui il fenomeno della contaminazione per giustapposizione di esemplari al cambio di cantica e talvolta di fascicolo —soprattutto nei lavori di bottega— es la famiglia cento e i cosiddetti ‘Dante del Cento’ —derivanti dal procedimento di lavoro di pecia (p. 225 e segg.)— fa sì che si possa costruire per comprendere le dinamiche e le variazioni della facies testuale di uno stemma codicum per cantica; ciò, successivamente, permette di collocare nello stemma generale della famiglia a il testimoniale in questione mediante l’uso di diagrammi circolari che rendono in maniera visibile al lettore la presenza influenzante e determinante della contaminazione per giustapposizione.

Alberto Varvaro, come ricordato da Tonello in suo saggio —Contaminazioni di lezioni e contaminazione per giustapposizione di esemplari nella tradizione della “Commedia8 afferma che

tutti dovrebbero sapere che la maggior parte dei manoscritti medievali è opera di copisti professionisti e che essi sono stati copiati fascicolo per fascicolo, prima di essere legati assieme a formare un codice […]. Nelle officine dei copisti professionisti possono esistere […] più copie di uno stesso testo […]. Se poi arriviamo a casi come i Danti del cento, che l’officina usasse parecchi antigrafi mi pare sicuro, perché questo è l’unico modo che il libraio medievale aveva per accelerare la produzione del libro, facendo copiare lo stesso testo da più scribi […]. Se questa ipotesi coglie nel segno, non c’è niente di strano che il risultato finale sia contaminato, […] ma nel senso ben diverso che l’appartenenza alle famiglie testuali può variare da un fascicolo all’altro […] o meglio da una seduta di lavoro all’altra seduta di lavoro che può corrispondere o no a fascicoli completi […]. In testi ampi per i quali la contaminazione sia provata o sospettata, non è prudente costruire stemmi su poche varianti erronee tratte da pochi passi. Se nei piani alti dello stemma l’affiliazione è cambiata anche una sola volta, questi stemmi non hanno nessuna corrispondenza con la realtà se non per una specifica porzione del testo.9

“Dalle collazioni dell’intero testimoniale è stato rilevato che il 70% dei testimoni è contaminato per giustapposizione mostrando un cambio di antigrafo al variare della cantica; per il restante 30% la sostituzione avviene invece alla fine di un fascicolo o in un punto apparentemente casuale” (p. 28). La cantica, pertanto, appare come un’unità codicologica; ciò si traduce, da un punto di vista genealogico nella tradizione della Commedia, nel considerare ‘valide’ determinate famiglie o singoli mss. affini a loro per l’Inferno, ad esempio, e non per le altre due cantiche che possono invece derivare da un antigrafo o antigrafi differenti. Ciò permette di dare un alone di verità alla leggenda del ‘Dante del Cento’.

Dopo avere preliminarmente esposto metodi e strumenti utilizzati per l’analisi e ricomposizione, riposizionamento del testimoniale della famiglia tosco-fiorentina, l’autrice si concentra sullo studio delle zone stemmatiche più intricate, dando nuove proposte genealogiche, tenendo anche conto delle conferme paleografiche e codicologiche. Spesso operare all’interno delle singole famiglie, soprattutto per cento, vat e bocc, risulta complesso sia per fenomeni di ibridazione sia per la difficoltà nel redigere delimitazioni marcate, tali da formare intorni di famiglie, quali ad esempio vatbocc.

Un caso a cui Elisabetta Tonello si è dedicata con particolare dovizia è quello del copista di Pr. Alla sua mano si attribuiscono vari mss., sezioni testuali da considerare separate, oltre a delle corrispondenze riscontrate con la famiglia di Parm e affini che ha indotto ad analizzare le sequenze innovative al fine di poterle giudicare significative per determinare e illuminare quanto accennato in precedenza sul lavoro di bottega. Così come Boschi Rotiroti, Gabriella Pomaro, in un suo articolo del 2011, Analisi codicologica e valutazioni testuali della “Commedia, ha posto l’attenzione sui codici non omogenei, notando

da un lato assemblaggi di cantiche, o di pezzi anche perfettamente collegati con il corpus circostante, ma di diversa provenienza; dall’altro cambi (e non semplice susseguirsi) di mano in corrispondenza di stacchi codicologici di natura non chiara (p. 1060).

Spesso, infatti, il cambio di modello è frequentemente correlato ad alcuni indizi esterni, primo fra tutti il cambio di mano. Tonello ha dimostrato come su 10 mss. presi in analisi, 9 di questi presenta il cambio di mano corrispondente a un cambio di modello.10 Vi sono addirittura situazioni più complesse in cui tali cambiamenti avvengono più volte all’interno di una stessa cantica, sebbene seguano principalmente un solo modello. Tale tendenza ha rivelato avere un’incidenza maggiore nella seconda metà del Trecento e nel primo Quattrocento: sia perché i copisti cominciano ad avere una maggiore consapevolezza filologica, sia per la mancanza di copie inversamente proporzionale alla maggiore richiesta dell’opera a seguito della produzione in serie.

Un elemento divenuto inoltre fondamentale per stabilire la genealogia del testimoniale, come analizzato nella sottosezione XV. I commenti alla Commedia e il caso del Buti, è quello del commento. “Esso correda un’opera <e> può servire a diversi scopi. Anzitutto esso si costituisce di necessità attorno ad un determinato testo, che è possibile ricostruire, in diverse misure, a partire dai lemmi o indirettamente dal materiale esegetico stesso” (p. 442). Per la Commedia, a differenza di altre opere, la richiesta con chiosa è maggiore: spesso, infatti, l’apparato prosastico permetteva di comprendere il significato allegorico, morale e anagogico sotteso alla veste letterale. Per questo, a differenza di altre occasioni, per il Sommo Poeta lo scriba non era soltanto colui che copiava il testo ma anche colui che vi apponeva le chiose. Ciò ha un ruolo determinante per la tradizione, in quanto la presenza del commento stesso rende il testo meno soggetto a variazioni. Un caso analizzato da Tonello è quello di Pad. 67 e Laur 40.1 (p. 443) in cui l’Inferno ha il commento dell’Ottimo e a seguire quello del Lana; a differenza di tale circostanza, stupefacente è il caso del il commento del Buti: esso mostra compattezza con il testo del poema, in cui i rapporti tra le chiose seguono biunivocamente quelli con il testo. “La sua unicità lo rende dunque preziosa testimonianza e interessante paradigma di storia della tradizione in cui si intrecciano e riflettono rilievi stemmatici con rimarchevoli conseguenze e ripercussioni sul piano metodologico” (p. 445).

Infine, Elisabetta Tonello si concentra sulle tradizioni minoritarie e quelli che sono stati definiti da Petrocchi “testimoni complementari”, ossia Eg, Fi, Laur, Pa e Po. Essi sono stati trascritti nei primi anni di circolazione del poema, ma ciò non significa che siano meno affidabili o più corrotti. La loro posizione è isolata in quanto non si è riuscito a dimostrare un ‘legame’ fondato filologicamente che li abbia sistemati in una zona stemmatica o in appartenenza a famiglie specifiche. Sebbene possano tramandare delle innovazioni, non è detto che ciò avvenga sistematicamente.

Tonello, infatti, è riuscita a dimostrare come spesso tali codici, ad esempio Po, anche se tenuti presso privati, custoditi gelosamente, producendo una modesta discendenza, in realtà, possono essere ricondotti a un bacino della tradizione più prolifica e ben identificabile. Riprendendo le orme di Sanguineti, il quale aveva opposto in blocco questa “tradizione minoritaria” alla famiglia settentrionale β e riconoscendo “una matrice testuale comune al Gruppo del Cento e dell’Officina Vaticana” (p. 518), la studiosa sistematizza e descrive peculiarmente il comportamento dei singoli mss. segnalando, oltre a una base comune, i legami esistenti tra coppie di mss., o più. Tra i casi di maggior rilievo vi è quello della famiglia po e il comportamento di Ash e Ham. Ash, infatti, sebbene presenti lezioni comuni alla gran parte di a e in particolare con parm&, mostra numerose innovazioni e punti di tangenza con la tradizione settentrionale, in particolar modo all’inizio dell’Inferno e a metà del Purgatorio (pp. 554 e segg.).

Al fine di non svelare più del dovuto, togliendo il piacere della lettura e della scoperta che una simile monografia può dare, ci si accinge a concludere con le ultime considerazioni. Ogni sezione del libro volge a illustrare e chiarire ogni parte della tradizione tosco-fiorentina per la quale è possibile determinare uno stemma codicum generale che permette di rappresentare grazie alla tipica ramificazione e ai diagrammi di Eurelo-Venn le famiglie ‘mischiate’ come per vatbocc, parm&. Un passo che Elisabetta Tonello e l’equipe di Trovato sta per compiere è quello di costruire uno stemma unico della Commedia in cui è possibile applicare il metodo utilizzato per la chiarificazione della tradizione tosco-fiorentina all’intero testimoniale del Poema, ponendo, però, soltanto i capostipiti delle famiglie, al fine di essere il più chiari possibili; per tale motivo nelle pagine finali Tonello non ha voluto inserire lo stemma disegnato per a differenziato per cantica.

Concludendo, pertanto, con le stesse parole dell’autrice:

Questo lavoro, che infoltisce l’albero genealogico, finora piuttosto esile, della Commedia, consenta di abbracciare con una visione d’insieme sufficientemente a fuoco quella che si presentava come una nebulosa non razionalizzabile, ossia una plastica rappresentazione della mouvance cara ai più gracili esponenti della New Philology (p. 563).

Footnotes:
Bibliografia
  • Domenico De Robertis, “I documenti”, in Dante Alighieri, Rime, a cura di Domenico De Robertis, Firenze: Le Lettere, 2002, 5 voll.
  • Mecca, Angelo Eugenio, “Giovanni Boccaccio editore e commentatore di Dante”, in Dentro l’officina di Giovanni Boccaccio. Studi sugli autografi in volgare e sul Boccaccio dantista, a cura di Sandro Bertelli e Davide Cappi, Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana, 2014, 163-186.
  • Mecca, Angelo Eugenio, “L’influenza del Boccaccio nella tradizione recenziore della «Commedia». Postilla critica”, in Atti del convegno internazionale, Roma, 28-30 ottobre, Roma: Salerno Editrice, 2014, 222-254.
  • Mecca, Angelo Eugenio, “Il canone editoriale dell'antica vulgata di Giorgio Petrocchi e le edizioni dantesche del Boccaccio”, in Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. Seconda serie (2008-2013), a cura di E. Tonello, P. Trovato, Monterotondo (RM): Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2013, 119-182.
  • Tonello, Elisabetta, “Contaminazioni di lezioni e contaminazione per giustapposizione di esemplari nella tradizione della «Commedia»”, Filologia Italiana, 8, 2011, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 17-32.
  • Tonello, Elisabetta, “La famiglia vaticana e la tradizione Boccaccio”, Filologia Italiana, 11, 2014, 85-110.
  • Tonello, Elisabetta, “Il testo della Commedia nelle Esposizioni di Boccaccio”, in AA.VV., Intorno a Boccaccio. Boccaccio e dintorni. Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 9 settembre 2015), Firenze: University Press, 2016.
  • Tonello, Elisabetta y Paolo Trovato(eds.), Nuove prospettive sulla tradizione della “Commedia”. Seconda serie (2008-2013), Padova: Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2013.
  • Varvaro, Alberto, “Considerazioni sulla contaminazione, sulle varianti, sulle varianti adiafore e sullo semma codicum”, in Storia della lingua italiana e Filologia, Atti del VII Convegno ASLI, Associazione per la storia della lingua italiana (Pisa-Firenze, 18-20 dicembre 2008), a cura di Claudio Ciociola, Firenze: Cesati, 2008, 191-196.
  • Wittgenstein, Ludwig, Tractatus logico-philosophicus, Torino: Einaudi, 2009 [1ª ed., 1961].
History:
  • » : 06/06/2021» : 2021Jan-Jun

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