Alfonso X, <em>Pero da Ponte, paro-vos sinal</em> (B487/V70). Note ecdotiche
Riassunto

Nonostante sia già stata oggetto di numerose edizioni critiche, la cantiga di Alfonso X “Pero da Ponte, paro-vos sinal” (B487/V70) da un lato continua a sollevare un certo numero di difficoltà puntuali nella ricostruzione e nella comprensione del testo e dall’altro pone un problema complesso di interpretazione generale. Questo contributo prende in considerazione il gruppo di problemi relativi all’edizione del testo della cantiga. Localizzate per la maggior parte nella strofe esordiale, tali difficoltà incidono in particolare sulla lezione del verso incipitario, sull’interpretazione puntuale dei vv. 1-2 e 3-4 e sulla struttura sillabica del primo verso del refram (vv. 5, 11 y 17). Ad esse si aggiungono problemi minori di tipo metrico relativi ai vv. 8, 9 e 15, oltre che all’interpretazione del v. 19. Con una nuova edizione critica della cantiga, realizzata a partire dalla consultazione diretta di entrambi i canzonieri che la trasmettono, si propone la discussione puntuale di ciascun problema.

Abstract

Despite having been subject of several critical editions, Alfonso X’s cantiga “Pero da Ponte, paro-vos sinal” (B487/V70) continues to raise up a few questions among the specialists. On one hand, some philological issues regarding the full reconstruction and understanding of the text. On the other, a complex problem of its interpretation. This paper aims to stress out certain philological issues related to the edition of this cantiga. The main issues belong to the first stanza and especially affect the lesson of the first line, the general interpretation of both vv. 1-2 and 3-4 and the meter structure of the first line of the refrain (vv. 5, 11 and 17). There are also other minor problems concerning the meter structure of vv. 8, 9, and 15, along with the interpretation of v. 19. Finally, this paper argues upon the problems of a new critical edition of the cantiga, based on the archive research I made directly of both manuscripts, with the intention of showing more clearly these difficulties.

Parole-chiave:
    • Alfonso X;
    • Pero da Ponte;
    • lirica profana galego-portoghese;
    • critica del testo;
    • edizione critica.
Keywords:
    • Alfonso X;
    • Pero da Ponte;
    • Galician-Portuguese Poetry;
    • textual criticism;
    • critical edition.

La cantiga di Alfonso X “Pero da Ponte, paro-vos sinal” (B487/V70) non appartiene al gruppo degli escarnhos di significato oscuro per ragioni di deliberata asperità formale. Ciononostante, questo breve componimento da un lato presenta un certo numero di difficoltà puntuali inerenti alla ricostruzione e alla comprensione del testo, dall’altro pone un problema più complesso di interpretazione generale. Rinviando ad altro contributo per le questioni relative all’esegesi del componimento (Barberini, “Alfonso X”), vorrei soffermarmi in questa nota sulle difficoltà ecdotiche che solleva l’edizione della cantiga e cercare di chiarire il significato puntuale di alcuni passaggi del testo. Si tratta di problemi in parte già empiricamente risolti, ma che è opportuno sottoporre a una discussione più approfondita sia perché raramente le soluzioni proposte dagli editori sono state argomentate in maniera perspicua, sia perché (e di conseguenza) tali soluzioni non hanno sempre riscosso unanime consenso e su alcune questioni permane anzi un certo margine di dubbio. Del resto, come ci ha insegnato Louis Havet (Manuel de critique verbale, 98), aureo principio della critica testuale è il fatto che “pour écarter une var[iante], il ne suffit pas qu’elle semble manifestement fautive. Il faut de plus (c’est une règle essentielle de toute critique des fautes) que la faute supposée comporte une explication raisonnable”. Punto di partenza imprescindibile sarà dunque la revisione dell’ultimo testo critico della cantiga pubblicato da Juan Paredes nel 2010 (El cancionero, 232-237).

Edizione

Ho consultato direttamente i due canzonieri che trasmettono la cantiga: B (Canzoniere Colocci-Brancuti = Lisboa, Biblioteca Nacional de Portugal, cod. 10991), c. 108vb (B847) e V (Canzoniere della Vaticana = Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 4803), fol. 5bisra-b (V70).1 Per la presentazione del testo critico, si tenga presente quanto segue:

  • il refram è stampato in tondo e rientrato rispetto al corpo della strofe;

  • le parentesi quadre, [ ], segnalano l’integrazione della parte del refram omessa, per abbreviazione, nei due testimoni (vv. 12 e 18);

  • le parentesi angolari, < >, segnalano le integrazioni operate per congettura;

  • in caso di elisione vocalica non si lascia lo spazio dopo l’apostrofo;

  • la fiinda è numerata con numero romano in lettere minuscole;

  • le grafie regolarizzate sono raccolte in un apparato specifico in calce al testo critico;

  • l’apparato delle lezioni respinte è positivo; le letture di B e di V sono fornite in trascrizione diplomatica e le parentesi tonde ( ), segnalano la risoluzione delle abbreviazioni.

IV

E poren, Don Pedr’, en Vila Real

20 en mao ponto vós tanto bebestes!

Grafie regolarizzate

  • 3. com 5. vei’agora, ffal 6. tam, rrazon

  • 7. poys, rrazon, tam 8. fylhar, tam 9. mj-a (solo B), bem 11. bem, vei’<ag>ora, ffal

  • 16. poys (solo B) 17 vei’agora, ffal

  • 19. dom (solo B), rreal 20. maao

Lezioni respinte

  • 1. paro-vos sinal ] B parouos Smal; V parouos smªl simal [simal di mano di Colocci] 2. ante ] V ame 3. Padr’Espirital ] B padre spirital; V padre spiritual 4. descreestes ] B descreett(e)s 6. louca ] B loutã; V louta

  • 7. <a>tan ] BV tam 8. filhar ] V fy e lhar 9. pesar-mi-á en ] B pesar mja eu 9. se vos ] B senos 10 Diaboo ] V diabeo 11 vej’<ag>ora ] BV veiora

  • 13. proençal ] B proental 15. e poren ] BV epo(r) ende 15. trobar ] B t(r)obador; V t(r)oba dor

  • 19. Don] V dora 19. Pedr’en ] BV pedre

Parafrasi

Pero da Ponte, vi convoco, al cospetto del Demonio, affinché vi difendiate dal fuoco dell’Inferno! Poiché avete scelto di mancare di rispetto a Dio, il Padre Spirituale, in verità assai gravemente avete bestemmiato: e ben comprendo adesso che non siete capace di comporre versi, visto che avete scelto un argomento così folle!

E poiché avete prestato attenzione a un argomento così mostruoso, ma che vale così poco, mi rincrescerà se riuscirete a cavarvela davanti al Diavolo, al quale avete obbedito: e ben comprendo adesso che non siete capace di comporre versi, visto che avete scelto un argomento così folle!

Voi non componete versi come un provenzale, ma come Bernal de Bonaval: e per questo motivo il vostro non è un modo di fare poesia naturale [trobar natural], visto che lo avete appreso da lui e dal Demonio! E ben comprendo adesso che non siete capace di comporre versi, visto che avete scelto un argomento così folle!

Tuttavia, Don Pedro, al momento sbagliato avete bevuto tanto a Villa Real!

Giustificazioni ecdotiche

v. 1 “paro-vos sinal”.

La lezione è parzialmente corrotta in ambedue i testimoni. B legge “parouos Smal” —inesatte le letture registrate in apparato da Paredes (El cancionero, 232), “paronos Smal”, e in nota da CMGP, “Em B paronos s mal”—; V reca di mano del copista “parouos smal”, ma con la seconda unità grafica biffata e rettificata da Colocci in “simal”. Nel corso del tempo gli editori hanno proposto le seguenti ipotesi di correzione:

(a) “Pero da Ponte, par’o vosso mal

(Braga, Cancioneiro portuguez, nº 70;2 Paxeco Machado & Machado, Cancioneiro da Biblioteca Nacional, nº 432; Costa Pimpão, Idade média, 71-72; Pellegrini, “Pero da Ponte”, 31-32)

(b) “Pero da Ponte, pare-vos en mal

(De Lollis, “Dalle cantigas de amor”, 625; Lapa, Escarnho 2, nº 17)

(c) “Pero da Ponte, parou-se-vos mal

(Lapa, Escarnho 1, nº 29; Montoya, Cantigas, 296)

(d) “Pero da Ponte, paro-vos sinal”.

La congettura al punto (d) fu proposta da Lapa (Escarnho 2, nº 17), in nota, come alternativa alla correzione di De Lollis —punto (b)—, ma non figura a testo:

a restituição de De Lollis, pare-vos en mal (= oxalá vos resulte mal das vossas relações com o demónio), fundada no sentido dos vv. 9 e 10 é, na verdade, um modelo de argúcia filológica, podendo, em todo o caso, ser levemente alterada em pare-se-vos mal (= oxalá que tenhas mau pago junto ao Demo…). Também havia, em prática forense, a locução parar sinal = notificar judicialmente […] que conviria experimentar, pois cinge-se como nenhuma outra à lição manuscrita: Pero da Ponte, paro-vos sinal.

Il suggerimento di Lapa è stato poi accolto da Paredes (El cancionero, 232) e da CMGP, l’uno e l’altro però senza la necessaria argomentazione. CMGP si limita ad osservare: “leitura alternativa seria a de Lapa [per la precisione di De Lollis; cf. punto (b)] pare-vos en mal (oxalá vos resulte mal das vossas relações com o Demo). A leitura proposta [in realtà proposta da Lapa, punto (d)] é conjectural (e não é impossível que houvesse, de facto, uma repetição do termo mal que aparece no v. 4)”.

Se si considera il contesto paleografico di BV, la congettura di Lapa (Escarnho 2, 17) —punto (d)— risulta di gran lunga la più economica e plausibile: “paro-vos” è tràdito congiuntamente da (e si legge senza alcuna difficoltà in) entrambi i testimoni, “parouos”, mentre “sinal” si ottiene senza grande sforzo ragionando sulle lezioni di B, “Smal”, e di V, “smal” / “simal”. La duplice esitazione —del copista (“smal”) e di Colocci (“simal”)— che si riscontra nel Canzoniere vaticano testimonia quanto meno che la grafia della fonte non dovette risultare del tutto chiara, mentre le lezioni di entrambi i testimoni si spiegano unitariamente more paleographico con la confusione, tanto banale quanto frequente (dunque, poligenetica), tra lettres à jambage: in > m; “sinal” > “smal” (B) “sm al / simal” (V).

Il sintagma “parar sinal”, come a suo tempo rilevato da Lapa (Escarnho 2, nº 17), ha significato giuridico pertinente alla sfera del diritto, “notificar judicialmente” (Paredes, El cancionero, 234 traduce con “emplazar”) e importa rilevare che risulta documentato proprio nel Fuero Real di Alfonso X:

Si algun ome oviere querella de otro, parel señal delante el alcalle para otro dia quel vaya facer derecho, e si la parare a ome de fuera de la villa, venga a tercer dia facer derecho (Pérez Martín, Fuero Real, 36: título III, De los emplazamientos, ley I; mio il corsivo).

Si noti, inoltre, la costruzione sintattica con il complemento indiretto espresso in forma pronominale, “parel señal”, che coincide con la struttura dell’incipit della cantiga alfonsina, “paro-vos sinal”. Lapa (Escarnho 2, nº 17), pur ritenendo plausibile questa soluzione —anche e soprattutto sulla base del riscontro offerto dal Fuero alfonsino— si risolveva a non promuoverla a testo, osservando che “a única dificuldade estará em que a preposição per ante do verso seguinte parece significar que o Demónio é que estava arvorado em juiz; a não ser que o consideramos como simples testemunha da defesa…” (punti di sospensione dell’Autore). La seconda considerazione non è in effetti priva di plausibilità, ma è più probabile ritenere che Alfonso X convochi Pero da Ponte al cospetto del Demonio perché a questi è riconosciuto il duplice statuto di mandante morale delle cattive azioni del trovatore galego —cf. v. 10 “ante o Diabo, a que obedecestes”, e in tal caso “o Demo” non sarebbe testimone della difesa, bensì del pubblico ministero— e di esecutore materiale della sentenza che Alfonso X vorrebbe dettare contro Pero da Ponte, il quale è chiamato a discolparsi (cf. v. 2 e infra) proprio dal “fogo infernal”: “pesar-mi-á en se vos pois a ben sal / ante o Diaboo”, ovvero ‘mi rincrescerà se riuscirete a cavarvela anche davanti al Diavolo’ (vv. 9-10). Poco condivisibile, al riguardo, risulta allora il dubbio espresso da CMGP: “será a expressão jurídica ‘notifico-vos judicialmente’ (perante o Diabo), ou seja, ‘tendes encontro marcado com o Diabo’. Mas o verso é de difícil leitura nos mss.”.

Giustificata la lezione “paro-vos sinal” che BV trasmettono per l’incipit (nonostante l’errore paleografico di ciascun testimone), rimane un piccolo problema di interpretazione relativo al v. 2, “per ante o Demo do fogo infernal”. Tra gli editori che in sede incipitaria accettano la lezione “paro-vos sinal”, CMGP non traduce e non commenta; Paredes (El cancionero, 234) considera, invece, “do fogo infernal” come specificativo di “Demo” e interpreta “Pero da Ponte, os emplazo / ante el demonio del fuego infernal”. È molto probabile che in questa interpretazione abbiano influito da un lato la lettura dei precedenti editori —cf. supra punti (a)-(c)—, ai quali, una volta modificata la lezione del v. 1 non rimaneva ovviamente altra possibilità che vincolare “do fogo infernal” a “Demo”; dall’altro —e ancorché Paredes non faccia alcun cenno a questo riferimento— un passo d’una cantiga mariana di Alfonso X (Mettmann, Cantigas de Santa Maria, nº 3, vv. 43-50):

Indipendentemente dal parallelo che offre questo riscontro, il vincolo tra “Demo” e “fogo infernal” è tuttavia così automatico che, nel contesto di “Pero da Ponte, paro-vos sinal”, tale lettura risulterebbe in certa misura quasi banalizzante. Per ragioni di maggiore coerenza testuale sembra invece più efficace vincolare “do fogo infernal” a “paro-vos sinal” del v. 1 e costruire sintatticamente “Pero da Ponte, per ante o Demo, paro-vos sinal do fogo infernal”, vale a dire, ‘Pero da Ponte, vi chiamo in giudizio al cospetto del Demonio perché vi difendiate dalle fiamme dell’Inferno’, ovvero dal castigo che il trovatore ha ben meritato per aver mancato di rispetto a Dio (vv. 4-5).

A conferma di questa lettura si può esibire la particolare conformazione metrico-retorica della strofe esordiale, un luogo, com’è noto, di capitale importanza nelle strategie comunicative della poesia medioevale. La sequenza dei primi quattro rimanti compendia, di fatto, le intenzioni del Re savio rendendone manifesti i presupposti ideologici:

Agli estremi, vv. 1 e 4, sono collocati la citazione in giudizio, “paro-vos sinal” e i capi d’accusa contestati all’imputato, “mal per descreestes”; al centro, v. 3, figura la parte lesa, “Deus, o Padr’Espirital”. La cantiga alfonsina si configura, quindi, come un vero e proprio pleito judicial —il che conferma, per incidens, che il significato giuridico di “parar sinal” è perfettamente confacente al contesto— e, in tal senso, risulta molto più logico e coerente interpretare “do fogo infernal” non come specificativo del Diavolo (specificativo che, di per sé, apporterebbe ben poca informazione supplementare), ma piuttosto come l’elemento che segnala la pena richiesta per l’empietà di Pero da Ponte, vale a dire, ‘le fiamme dell’Inferno’. Pertanto: vv. 1 e 4, citazione in giudizio e capi d’imputazione; vv. 2 e 3 pena richiesta e parte lesa.

Mette poi conto rilevare, da ultimo, che questa peculiare struttura metrico-retorica è sorretta dal fatto che i quattro rimanti impiegati da Alfonso X detengono un indice di frequenza assai ridotto nel lessico lirico profano (ricavo i dati da MedDB3 —cui si rinvia anche per le edizioni di riferimento—, incrociati con quelli ottenuti dalla consultazione di CMGP); si tratta quindi di parole poco comuni, la cui scelta, e la cui disposizione nel testo, non può in alcun modo essere considerata casuale (per un’analisi più approfondita di questo elemento rinvio a Barberini, “Alfonso X”, 61-65):

  • - “sinal” (v. 1) compare, ancorché con significati distinti, soltanto in altre quattro cantigas (per la maggior parte d’escarnho): Pero Garcia d’Ambroa, “Os beesteiros d’aquesta fronteira” (B1574, escarnho, vv. 15-21); Lopo Liáns, “A dona fremosa do Soveral” (B1351/V958, escarnho, refram); Johan Airas de Santiago, “Par Deus, amigo, non sei eu que é” (B1017/V607, amor, refram) e Pero Garcia Burgalês, “Maria Negra vi eu noutro dia” (B1382/V990, escarnho, vv. 5-7; 9-14; 16-17; 22-28);

  • - “infernal” (v. 2) figura soltanto nell’escarnho di D. Denis, “Tant’é Melion pecador” (B1534, v. 3);

  • - “espirital” (v. 3) non conta altre attestazioni nel corpus profano;

  • - “descreestes” (v. 4) non dà luogo a ulteriori riscontri, ma altre forme della diatesi di descreer figurano —e anche queste sono le uniche altre occorrenze riscontrabili nel corpus profano— nell’escarnho di Pero Garcia Burgalês “Maria Balteira, ¿porqué jogades / …?” (B1374/V982, vv. 2; 6; 12; 16 e 20).

I rimanti dei vv. 2-3, “espirital” : “infernal”, ricorrono invece con relativa frequenza nelle Cantigas de Santa Maria, e in almeno due casi compaiono entrambi in rima nello stesso componimento: cantiga nº 72 (Mettmann, refram)

e cantiga nº 401 (Mettmann, vv. 71-74)

E si noti, per altro, come nella cantiga nº 72, la relazione rimica “Reinna Espirital” : “fogu’infernal” si regge sullo stesso rapporto di causa (cattiva azione)/effetto (castigo meritato) —‘chi dice male della (ergo bestemmia la) Regina Spirituale, merita il fuoco dell’Inferno’— che ritengo plausibile riscontrare anche nella cantiga alfonsina in esame.

A proposito dei rapporti rimici tra “Pero da Ponte, paro-vos sinal” e le due citate Cantigas de Santa Maria, Valeria Bertolucci Pizzorusso (“Alcuni sondaggi”, 112) non esclude che “Alfonso abbia voluto avanzare in questo testo [Pero da Ponte, paro-vos sinal], accanto alla critica esplicita, un implicito suggerimento di una nuova e valida razo attraverso la serie di vocaboli attivati nelle rime, l’unica che può garantire per lui un trobar natural come quello dei provenzali” (si veda anche Bertolucci Pizzorusso, “Alfonso X el Sabio” e per alcune precisazioni Barberini, “Alfonso X”, 56-57).

v. 3 “Padr’Espirital”.

Espirital (<spīrĭtālis) “es forma de los ss. XIII-XIV” (Lorenzo, Traducción gallega, “Glosario”, s.v.). Gli editori, quasi unanimemente, lasciano inalterate le unità grafiche dei canzonieri: padre spiritalB “Spirital” con iniziale maiuscola, V “spiritual” (italianismo del copista?)—; uniche due eccezioni: Braga (Cancioneiro portuguez, nº 70), che tuttavia stampa “padre espirital”, e CMGP, “padr’espirital”. Ancorché la forma spirital sia ampiamente documentata in testi medioevali tanto galeghi come portoghesi (vedi la rassegna di esempi raccolti da Lorenzo, Traducción gallega, “Glosario”, s.v.), preferisco in questo caso la forma con e- protetica (Williams, Do Latim, 76-77, §71): di fatto, nulla si oppone all’ipotesi che le unità grafiche di BV siano risultate da una mécoupure dei copisti che hanno scisso una sequenza originale del tipo padrespirital (ovvero “padr’espirital”) in “padre spirital”.

v. 4. “mal per descreestes”.

Al netto dell’incidente di copia di B, “descreett(e)s” —che si potrebbe plausibilmente spiegare con l’ipotesi che nella fonte il ductus delle lettere t ed s fosse abbastanza simile, o per lo meno tale che il nesso grafico tra le due consonanti desse adito a confusione—, la lezione può considerarsi comune a entrambi i testimoni. Una parte degli editori ha ritenuto necessario correggere il secondo emistichio del v. 4:

(a) “mal aprendestes”

(Braga, Cancioneiro portuguez, nº 70; senza addurre giustificazioni)

(b) “mal perq’escreestes”

(Montoya, Cantigas, 296, che traduce “pues escribisteis mal ante el demonio del fuego infernal”, ma senza giustificare l’emendamento);

(c) “pois mal descreestes”

(CMGP, che spiega in questi termini la correzione: “nos manuscritos mal per descreestes; corrigimos agora (julho 2018), seguindo Rios Milhám [Exercícios ecdóticos, nota 353], 3concordando que é necessária uma conjunção causal”).

La difficoltà che questi interventi cercano di risolvere non risiede evidentemente nella forma verbale “descreestes” —seconda persona del pretérito di descreer (< dĭs + crĕdĕre; REW, nº 2307), ben documentata in testi medievali sia galeghi sia portoghesi (Lorenzo, Cronologia, s.v.)—, bensì nella locuzione “mal per” che, di fatto, scompare nelle tre proposte di correzione.

In realtà, però, come già ebbe modo di chiarire De Lollis (“Dalle cantigas de amor”, 625) nel 1924 e, prima di lui, Carolina Michaëlis de Vasconcellos —il rilievo per ovvie ragioni cronologiche non vale per Braga, punto (a), ma sì per gli altri due editori; cf. punti (b) e (c)— la lezione di BV non presenta alcuna difficoltà sintattica e/o esegetica: “per” ha qui valore di

adv[erbio], ou antes prefixo adverbial, separável, como fôra em latim, anteposto ora a verbos, ora a adjectivos, ou fórmulas adverbiais, cujo significado se quer reforçar; de sentido e com função de superlativo portanto. Comparável ao francês très de trans. Equivalente de muitíssimo, fundamentalmente, de todo em todo (Michaëlis, Ajuda, “Glossário”, s.v.).

Solo per limitare il riscontro allo stesso sintagma impiegato da Alfonso X si vedano le due cantigas di Fernan Padron, “Nulh’ome non pode saber” (A286/B977/V564), vv. 12-14 e “Os meus olhos, que mia senhor” (A287/B977/V564), vv. 1-4 (testo di entrambe da Michaëlis, Ajuda, rispettivamente nº 286 e nº 287)

Carolina Michaëlis, si è visto, comparava il valore semantico di per portoghese al francese très, ma un paragone ancor più calzante si può istituire tra il sintagma impiegato da Alfonso X, mal per, e il valore rafforzativo che, nelle varietà oitaniche, aveva la particola avverbiale par in sintagmi come mult par o trop par; si vedano, solo a titolo d’esempio, la redazione oxoniense della Folie Tristan(Short, Folie, vv. 99-100):

oppure il Tristano di Tommaso (Lecoy, Tristan, vv. 343-345):

I vv. 3-4 di “Pero da Ponte, paro-vos sinal”

si possono tradurre, pertanto, in questo modo: ‘posto che avete voluto mancare di rispetto a Dio, il Padre Spirituale, molto ma molto gravemente avete bestemmiato’. La lettura di De Lollis (“Dalle cantigas de amor”, 625) è stata accolta da Pellegrini (“Pero da Ponte”, 31 e 34) —che traduce “siccome voleste fare a meno di Dio (il padre spirituale), bestemmiaste grosso”—; da Lapa (Escarnho 1, nº 29 e Escarnho 2, nº 17) e, più di recente, da Paredes (El cancionero, 234 e nota al v. 4) che interpreta: “porque a Dios, el Padre Espiritual, / faltar quisisteis, al renegar de Él gravemente”, con una leggera attenuazione del valore intensificativo di per, adeguatamente sottolineato, invece, nella nota di commento al v. 4.

L’osservazione di Rios Milhám (Exercícios ecdóticos, nota 353), “nos manuscritos ‘mal per descreestes’, o que não faz sentido. Necessita-se uma conjunção causal”, non risulta pertanto ammissibile ed è anzi un buon esempio, per riprendere le parole usate da Elsa Gonçalves (“Tradição manuscrita e edição de textos”, 284) in altro contesto, di come, a volte, una sedicente nuova riflessione su un testo medievale “despreza os contributos trazidos pelas edições críticas monográficas ou por notas filológicas pontuais relativas aos textos em apreço”. Un connettivo di tipo causale, per altro, si trova già all’inizio del v. 3, “Por que”, e di fatto, se si assumono i vv. 3-4 come due proposizioni causali subordinate alla principale dei vv. 1-2, la seconda parte della strofa verrebbe ad avere un andamento sintattico alquanto goffo e inelegante: ‘Pero da Ponte, vi convoco al cospetto del Demonio, perché avete mancato di rispetto a Dio, perché molto gravemente avete bestemmiato’. Più efficace —dal punto di vista tanto stilistico, come concettuale- risulta, invece, assumere i primi quattro versi della cantiga alfonsina come due blocchi autonomi in termini sintattici, ancorché strettamente interrelati: i vv. 1-2 notificano la convocazione a giudizio formulata da Alfonso X— “Pero da Ponte, paro-vos sinal, / per ante o Demo, do fogo infernal!”- e costituiscono, sintatticamente, un periodo autonomo (in alternativa all’interpunzione inserita nel testo critico si potrebbe anche optare per due punti alla fine del v. 2); i vv. 3-4, invece, espongono i motivi della citazione giudiziaria e si articolano in una proposizione principale al secondo emistichio del v. 4, “mal per descreestes”, e una subordinata causale ai vv. 3-primo emistichio di 4, “Por qué con Deus, o Padr’Espirital, / minguar quisestes”.

v. 5 “e ben vej’agora que trobar vos fal”.

Nel primo verso del refram, BV leggono congiuntamente “vej’agora” nelle strofe I (v. 5) e III (v. 7) —più precisamente: “veiagora” (refram della strofe I); “veia gora” (refram della strofe III); le unità grafiche sono identiche in ambedue i testimoni— e “veiora” (= “vej’ora”) nella strofe II (v. 11). Senz’alcuna eccezione, tutti gli editori riducono “agora” a ora per mantenere il verso nella misura decasillabica maschile dominante nella cantiga (vv. 1-3 di ciascuna strofe). A mio avviso, l’emendamento non è strettamente necessario:

  • posto che la lezione “agora” è tràdita di concerto da BV (ed entrambi i copisti segmentano la catena grafica sempre allo stesso modo) in due delle tre volte in cui compare nel testo, nonché sempre nello stesso luogo, nulla si opporrebbe all’ipotesi che l’insufficienza sillabica sia insorta —probabilmente difetto congenito ereditato dalla fonte comune— proprio nel vej’ora della strofe II (v. 11);

  • posto che la sospettosa anomalia sillabica ricorre sempre al primo verso del refram, non si produce alterazione grave nella struttura metrica della strofe e, di conseguenza, la formula a10 a10 a10 b10’ a11 b10’ risulta ammissibile tanto quanto lo schema ricostruito dagli editori e schedato da Tavani (Repertorio metrico) sotto la formula 29:13, a10 a10 a10 b10’ a10 b10’; di fatto, nell’assoluto rispetto dell’isometria strofica,4 nulla obbliga a considerare monometriche (10, 10’) le tre strofe della cantiga alfonsina;

  • posto che, ragionando in termini musicali (ovviamente, del tutto ipotetici), una frase melodica concepita per un verso a dieci posizioni e terminazione femminile (10’) —vale a dire, il quarto verso d’ogni strofe (vv. 4, 10 e 16) e il secondo verso del refram (vv. 6, 12 e 18)— si sarebbe potuta adattare senza grande sforzo anche a un verso a undici posizioni e terminazione maschile (11) —ovvero il primo verso del refram (vv. 5, 11 e 17)—, neppure in questo caso la sospetta ipermetria del refram delle strofe I e III genera problemi irresolubili nella struttura metrica del componimento.

Per i motivi esposti, quindi, mantengo la lezione di BV —che non risulta necessariamente deteriore— ai vv. 5 e 17 (“vej’agora”) e emendo il v. 11 “vej’ora” > “vej’<ag>ora”, la cui correzione invece non risulta affatto onerosa.

Il resto dei problemi testuali che presenta la cantiga consiste in imperfezioni di minore peso che perturbano la regolarità dell’assetto sillabico ma che, in definitiva, si possono risolvere con relativa facilità.

Al v. 8, BV consegnano una lezione ipometra. Braga (Cancioneiro portuguez, nº 70) si astenne dal praticare emendamenti, mentre Pellegrini (“Pero da Ponte”, 31) integrò una congiunzione causale: “e pois que razon tan descomunal”. Se si considera però che il medesimo valore semantico del monosillabo integrato è già veicolato dal “pois” che immediatamente lo precede, la correzione risulta leggermente ridondante (quanto meno sul piano semantico). Ancor più economica è invece la correzione di Lapa (Escarnho 1, nº 29 e Escarnho 2, nº 17), “e pois razon [a]tan descomunal”, accolta poi da tutti gli editori successivi.

Al v. 9, “pesar-mi-á en”, tràdito concordemente da entrambi i testimoni, fu corretto da Pellegrini (“Pero da Ponte”, 31) che eliminò en. Tutto sommato, si può concordare con Paredes (El cancionero, 236 e nota al v. 9) e il resto degli editori nel non modificare la lezione la lezione di BV, dal momento che la misura del verso non risulta pregiudicata stante la possibilità di sinalefe tra mi e á.

Al v. 15 BV consegnano una lezione che pregiudica gravemente metro (due sillabe in più) e senso. Gli editori individuano i guasti in “e por ende” del primo emistichio e in “trobador” del secondo, e vi pongono rimedio con due emendamenti.

(1) “e por ende”

Lapa (Escarnho 1, nº 29 e Escarnho 2, nº 17), poi ripreso da Montoya (Cantigas, 296) e CMGP, sopprime la congiunzione a inizio verso, “por ende non é trobar natural” (su trobador > trobar cf. infra punto 2); Pellegrini (“Pero da Ponte”, 32), poi ripreso da Paredes (Alfonso X, 237 e nota al v. 15), la mantiene, ma riduce “por ende” a “por en”, “e por en non é trobar natural”. Entrambe le correzioni non risultano particolarmente invasive ed è abbastanza facile spiegare la genesi dell’errore: se si sopprime e (Lapa; Montoya e CMGP), l’intervento si può giustificare col fatto che non di rado i copisti erano soliti introdurre inavvertitamente congiunzioni copulative nel testo che stavano copiando;5 se invece si emenda “por ende” in “por en” (Pellegrini e Paredes) la correzione si può spiegare con la tendenza dei copisti, anche questa ampiamente diffusa, a sostituire un dato termine con un sinonimo più familiare o d’uso più frequente nelle loro abitudini linguistiche.

L’ipotesi di Pellegrini e Paredes, “e por ende” > “e por en”, risulta, a mio avviso, preferibile, soprattutto perché si può giustificare con il parallelismo letterale —ma non semantico (cf. infra)— con il v. 19, il primo della fiinda:

La strofe III, pertanto, detta sentenza di condanna contro Pero da Ponte

e la fiinda, in chiave comica, ribalta la sentenza: ‘ma, tutto sommato, le vostre impertinenze dipendono dal vino di Villa Real e, per questo motivo, non è necessario prenderle seriamente’. Perché, però, funzioni l’opposizione concettuale tra la fiinda e la strofe III (e in generale l’intera cantiga) è necessario che il “poren” del v. 19 abbia, non il valore causale che gli attribuiscono Pellegrini (“Pero da Ponte”, 34) e Paredes (El cancionero, 234), rispettivamente, “Sicché, don Pietro, in Villa Real in mal punto voi tanto beveste” e “por eso, don Pedro, en Villareal, / en mala hora tanto bebisteis”, bensì valore avversativo, significato piuttosto raro nel lessico lirico (cf. Lapa, Escarnho 2, “Vocabulário”, s.v.) ma comunque attestato, sia nel corpus profano

sia nel canzoniere mariano (Mettman, Cantigas de Santa Maria, nº 175, vv. 57-62)

(2) “trobador”

Ancorché tràdita concordemente da entrambi i testimoni, questa lezione solleva un certo numero di problemi, non facilmente risolvibili. Se si accoglie a testo “trobador”, si è automaticamente obbligati a correggere il verbo principale, é > sodes, giacché Alfonso X si rivolge direttamente a Pero da Ponte e impiega il trattamento formale. Ciò implicherebbe un ulteriore aumento dell’ipermetria, e por ende non sodes trobador natural (+3), e l’unico intervento possibile per ricondurre il verso alla misura richiesta (10), senza comprometterne il senso, è sopprimere “por ende”. Tale correzione, però, non è né automatica, né scontata: si dovrebbe infatti espungere una parte di testo concordemente tràdita —problematica, certo, ma facilmente emendabile (cf. punto 1)— sulla base d’una correzione tutt’altro che sicura, é > sodes, e della quale non si può ragionevolmente rendere conto. Dal punto di vista paleografico è impossibile che un qualunque copista abbia potuto leggere é in luogo di sodes, e se la lezione corretta fosse stata realmente sodes, nessun copista avrebbe avuto ragione di sostituire volontariamente la seconda persona plurale con la terza singolare. Inoltre, “trobador” funziona poco anche a livello sintattico: il pronome che si incontra al v. 16, “pois que o del e do Dem’aprendestes”, può riferirsi a “trobador” solo a patto che si sottintenda il verbo ser: ‘non siete un trovatore naturale perché lo [= a essere trovatore] avete appreso da lui [Bernal de Bonaval] e dal Demonio’. Tale lettura —difficilmente giustificabile anche a livello di senso (che significato si dovrebbe attribuire a ‘trobador natural’?)— risulta poco convincente in una cantiga che non presenta alcuna asperità sintattica e, soprattutto, in un punto chiave del testo, nel quale Alfonso X espone i motivi della sua reprimenda contro Pero da Ponte.

La correzione “trobador” > “trobar” —l’errore potrebbe procedere da una forma abbreviata, trob’, mal risolta dal copista (direi, con maggiore probabilità, il copista della fonte comune di BV)— risulta, quindi, l’ipotesi più economica. Del resto, “trobar” è uno dei concetti-chiave della cantiga: impiegato nel refram —“e ben vej’agora que trobar vos fal / pois tan louca razon cometestes!”—, scandisce le tre strofe del componimento e, al tempo stesso, rappresenta il comune denominatore cui ricondurre le due istanze ideologiche —il vettore religioso e il vettore poetico— che danno fondamento alle accuse mosse dal Re savio a Pero da Ponte. Inoltre, come l’avvio della seconda strofe —“E pois razon <a>tan descomunal / fostes filhar, e que tan pouco val” (vv. 7-8)— riprende parallelisticamente il secondo verso del refram (“pois tan louca razon cometestes”), così l’avvio della strofe III —“Vós non trobades come proençal, / mais come Bernaldo de Bonaval: / e poren non é trobar natural” (vv. 13-15)— riprende e amplifica il primo verso del refram (“e ben vej’agora que trobar vos fal”). Ma l’elemento di fondamentale importanza che avvalora la correzione proposta dagli editori sta nel fatto che il sintagma “trobar natural” ha un parallelo decisivo —“trobar naturau”— proprio nella lirica provenzale: in Marcabru, l’arcaico feroce oppositore della fin’amor e l’unico che impiega questa espressione; poi in Bernart de Ventadorn, che riprende l’aggettivo “naturau” in aperta polemica contro le posizioni marcabruniane (cf. Barberini, “Alfonso X”, 76-81).7

Si tratta d’un aspetto imprescindibile, sia per l’interpretazione di questo componimento —nonostante le letture poco convincenti, quando non del tutto improbabili o banalizzanti, di cui la cantiga è stata oggetto nel corso del tempo—, sia, e più in generale, per l’intera attività poetica di Alfonso X, trovatore profano e cantor Mariae Virginis. Non è un caso, in effetti, se soltanto i re-trovatori, Alfonso X (in Castiglia-León) e D. Denis (in Portogallo),

unici in tutto il corpus e accomunati da una sorta di spavalda ostentazione, nominano esplicitamente i provenzali, esprimendo su di essi articolati giudizi: certo sulla base di una conoscenza approfondita e di una naturale familiarità, che i due sovrani tengono così a sottolineare, distinguendosi consapevolmente anche dai più provenzaleggianti fra gli altri trobadores. Un marchio di fabbrica regale, così come lo è l’allusione alla leggenda di Tristano e Isotta, che solo i due sovrani mostrano di conoscere (Ferrari, “Linguaggi lirici”, 41; spazieggiato dell’autore).

Nel suo celebre incipit, “Quer’eu en maneira de proençal / fazer agora um cantar d’amor” (B520B/V123), D. Denis dialoga in effetti, a distanza (cronologica e geografica), proprio con il v. 13 della cantiga del nonno:

Quel che importa rilevare, quindi, è che Alfonso X non riprende il sintagma provenzale trobar natural, con tutte le implicazioni ideologiche che ciò comporta, soltanto per stabilire un termine di confronto atto a misurare le deviazioni di Pero da Ponte rispetto al prestigioso modello (formale e dottrinale) dei trobadors —“Vós non trobades come proençal, / … / e poren non é trobar natural”—, ma anche per definire la propria posizione rispetto ai poeti della sua corte: Alfonso colloca dunque sé stesso al medesimo livello dei trovatori provenzali e, pertanto, può (e deve) giudicare il trobar di Pero da Ponte, non solo perché egli è un re-trovatore —o un trovatore-re (l’ordine dei fattori non è del tutto neutro)—, ma anche e soprattutto perché —e più di tutti i poeti della sua cerchia— è un trovatore em maneira de proençaes.8

Notas de rodapé:
  • 1

    Ringrazio il personale della Biblioteca Apostolica Vaticana e, in particolare, la Direttrice del Laboratorio di Restauro, la Dott.ssa Ángela Núñez Gaitán, che nell’ottobre del 2019 mi hanno consentito l’accesso al Vaticano Latino 4803 (V), in quel momento escluso dalla consultazione perché sottoposto a restauro preventivo, preliminare all’invio del codice a Santiago de Compostela dove è stato esposto nella mostra Galicia, un relato no mundo (Xunta de Galicia e Fundación Cidade da Cultura - Programación do Xacobeo 2021, Santiago de Compostela: 15/10/2019-12/4/2020). L’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 non mi ha consentito, nel 2020, di effettuare ulteriori riscontri sul codice vaticano.

  • 2

    Qui e sempre nell’edizione di corpora —Braga, Cancioneiro portuguez; Paxeco Machado & Machado, Cancioneiro da Biblioteca Nacional; Lapa, Escarnho 1 e Escarnho 2, Mettmann, Cantiga de Santa Maria e Michaëlis, Ajuda— la numerazione che segue l’abbreviazione del titolo rimanda, come d’uso nella bibliografia scientifica, al numero che il componimento ha nell’edizione citata; l’indicazione numerica è sempre preceduta da nº.

  • 3

    Nel caso di questo contributo, il rinvio alla nota è l’unica maniera di localizzare il passo citato, in quanto il lavoro di Rios Milhám (complessivamente 107 pagine) non ha la numerazione delle pagine.

  • 4

    Per la complessa questione delle infrazioni all’isometria nella versificazione galego-portoghese si vedano Cunha, Estudos de versificação, 66-68 e passim; Ferreira, O Som de Martin Codax, 123-169 e le osservazioni di Gonçalves, “Tradição manuscrita e isometria”, 19-20, 30- 31 e 32-33.

  • 5

    A tal riguardo, un caso emblematico - anche per le implicazioni metodologiche che se ne possono ricavare - è il v. 155 della Chanson de Saint Alexis anglo-normanna, “Plaignons enseinble le duel de nostre ami, / tu por ton per, jol ferai por mon fil”, dove l’introduzione arbitraria d’una congiunzione copulativa in archetipo (per > per e > pere) ha dato non poco pensiero sia ai copisti, sia agli editori; si veda Lazzerini, “Appunti e riflessioni”, 22-25.

  • 6

    Per quanto riguarda il primo verso della fiinda, B legge “dom pedre vila rreal”; V “dora pedre vila rreal”; da sciogliere in “Don Pedr’en Vila Real”; entrambi omettono, con tutta plausibilità, il compendio della nasale che, nella fonte, doveva sormontare la e finale di “pedre” e V, per cattiva lettura dell’exemplar, storpia “don” in “dora”. Il “don” tràdito da B è giustificabile, del resto, sulla base del fatto che nell’altra cantiga che Alfonso X dirige contro Pero da Ponte, questi è appellato con la particella onorifica “Don” per ben due volte nel corso del componimento; cf. Pero da Pont’á feito gran pecado (B485/V68), vv. 11-12 “pois que se de quant’el foi lazerar, / serve Don Pedro e non lhi dá én grado” e vv. 13-15 “E con dereito seer enforcado / deve Don Pedro porque foi filhar / a Coton” (Lapa, Escarnho 2, nº 15). Improbabili gli emendamenti proposti da Braga (Cancioneiro portuguez, nº 70), “e por end’ora Pedro Vila-real”, e dai Paxeco Machado & Machado (Cancioneiro da Biblioteca Nacional, nº 432): “e por en Dom Padre Vila Rreal”, entrambe di senso incomprensibile.

  • 7

    In tutto il corpus lirico provenzale il sintagma “trobar naturau” è impiegato soltanto dal trovatore Marcabru —nemico giurato dell’amore cortese— e precisamente in “Lo vers comens quan vei del fau” (BdT 293,33: vv. 7-12): “E segon trobar naturau / port la peir’e l’esc’e·l fozill, / mas menut trobador bergau / entrebesquill / mi tornon mon chant en bada / e·n fant gratill”; testo da Roncaglia (“Marcabruno”, 29) che traduce (32): “Come richiede schietto poetare, porto la pietra e l’esca e l’acciarino, ma ronzanti poetucoli arruffati mi volgono il mio canto in baia e ne fanno beffe” e commenta (nota al v. 17) “naturaus: ‘schietto’ = XXXVII 10 [= “Per savi·l tenc ses doptanssa”] que veritatz autreia, contrapposto a entrebeschat ‘artificioso, falso’, in senso non soltanto formale, ma anche contenutistico, morale”. Sulla dialettica vigente tra le prime generazioni dei trovatori provenzali —grosso modo fino alla cosiddetta ‘generazione del 1170’ (Roncaglia)— tra due distinti e antitetici concetti di fin’amor —amor Dei per Marcabru, appoggiato dai monaci di Cîteaux; ‘amore profano’ radicato nei valori della cortesia laica per Bernart de Ventadorn e gli altri seguaci dell’amore cortese— cf. Roncaglia, “Trobar clus”; Roncaglia, “Riflessi di posizioni cistercensi” e Roncaglia, “Secundum naturam vivere”. Sulle implicazioni che il “trobar naturau” provenzale —mai seriamente prese in considerazione della critica— ha nell’interpretazione di “Pero da Ponte, paro-vos sinal” rinvio a Barberini, “Alfonso X”, 81-89.

  • 8

    Questo contributo è stato elaborato nell’ambito delle ricerche che sto conducendo entro il progetto STEMMA: Do canto à escrita - Produção material e percursos da lírica galego-portuguesa (PTDC/LLTEGL/30984/2017), finanziato dalla FCT - “Fundação para a Ciência e a Tecnologia” portoghese (Unità di ricerca: IEM - NOVA/FCSH).

Bibliografia
  • Barberini, Fabio, “Alfonso X, Pero da Ponte e il trobar natural. Sull’interpretazione di Pero da Ponte, paro-vos sinal (B487/V70)”, Revista de Cancioneros Impresos y Manuscritos, 10, 2021, 50-99.
  • Bertolucci Pizzorusso, Valeria, “Alcuni sondaggi per l’integrazione del discorso critico su Alfonso X poeta”, in José Mondéjar & Jesús Montoya (eds.), Estudios alfonsíes. Lexicografía, lírica, estética y política, Granada: Universidad de Granada, 1985, 91-117.
  • Bertolucci Pizzorusso, Valeria, “Alfonso X el Sabio, poeta profano e mariano”, in Jesús Montoya Martínez & Ana Domínguez Rodríguez(eds.), El scriptorium alfonsí: de los Libros de Astrología a las Cantigas de Santa María, Madrid: Ediciones de la Universidad Complutense de Madrid, 1999, 149-158.
  • Braga, Teófilo, Cancioneiro portuguez da Vaticana. Edição crítica restituída, Lisboa: Imprensa Nacional, 1878.
  • CMGP = Cantigas Medievais Galego-Portuguesas (Universidade Nova de Lisboa, FCSH, IEM, BNP) CMGP = Cantigas Medievais Galego-Portuguesas (Universidade Nova de Lisboa, FCSH, IEM, BNP) http://cantigas.fcsh.unl.pt/cantiga.asp?cdcant=1681&pv=sim [data di consultazione 26.9.2020].
  • Cunha, Celso Ferreira da, Estudos de versificação portuguesa (séculos XIII a XVI), Paris: Fundação Calouste Gulbenkian - Centro Cultural Português, 1982.
  • De Lollis, Cesare, “Dalle cantigas de amor a quelle de amigo”, in Homenaje ofrecido a Menéndez Pidal: miscelánea de estudios lingüísticos, literarios e históricos, 3 vols., Madrid: Hernando, 1925, 1, 617-626.
  • Ferrari, Anna, “Linguaggi lirici in contatto: trobadors e trobadores”, in Trobadors e Trobadores, Modena: Mucchi editore, 2014, 31-60 [già pubblicato in Boletim de Filologia (= Homenagem a Manuel Rodrigues Lapa), 29, 1984, 35-58].
  • Ferreira, Manuel Pedro, O Som de Martin Codax. Sobre a dimensão musical da lírica galego-portuguesa (séculos XII-XIV), Lisboa: Imprensa Nacional-Casa da Moeda, 1986.
  • Gonçalves, Elsa, “Tradição manuscrita e isometria (notas problemáticas acerca da cantiga Non sei como me salv’a mia senhor”, in Poesia de Rei. Três notas dionisinas, Lisboa: Cosmos, 1993, 9-36 [ora riedito in Elsa Gonçalves, De Roma ata Lixboa. Estudos sobre os cancioneiros galego-portugueses, A Coruña: Real Academia Galega, 2016, 155-169].
  • Gonçalves, Elsa, “Tradição manuscrita e edição de textos: experiências ecdóticas no campo da lírica galego-portuguesa”, in Elsa Gonçalves, De Roma ata Lixboa. Estudos sobre os cancioneiros galego-portugueses, A Coruña: Real Academia Galega, 2016, 283-301 [pubblicato originariamente in Yara Frateschi Vieira (ed.), Atas do I Encontro Internacional de Estudos Medievais (Universidade de São Paulo, 4-6 Julho 1995), s.l. [São Paulo]: Universidade de São Paulo, 1995, 36-51].
  • Havet, Louis, Manuel de critique verbale appliquée aux textes latins, Paris: Hachette, 1911.
  • Lapa, Manuel Rodrigues, Cantigas d’escarnho e de mal dizer dos cancioneiros medievais galego-portugueses, 1ª ed., Vigo: Galaxia, 1965 [= Lapa, Escarnho 1].
  • Lapa, Manuel Rodrigues, Cantigas d’escarnho e de mal dizer dos cancioneiros medievais galego-portugueses, 2ª ed., Vigo: Galaxia, 1970 [= Lapa, Escarnho 2].
  • Lazzerini, Lucia, “Appunti e riflessioni in margine all’ecdotica di Gianfranco Contini”, Anticomoderno, 3, 1997, 7-25.
  • Lecoy, Félix, Le Roman de Tristan par Thomas, Paris: Champion, 1991.
  • Lorenzo, Ramón, Sobre cronologia do vocabulário galego-português, Vigo: Galaxia, 1986.
  • Lorenzo, Ramón, La traducción gallega de la Crónica General y de la Crónica de Castilla, 2 vols., Ourense: Instituto de Estudios Orensanos Padre Feijóo, 1977.
  • MedDB3: Base de datos da Lírica Profana Galego-Portuguesa, Santiago de Compostela: Centro “Ramón Piñeiro” para a Investigación en Humanidades MedDB3: Base de datos da Lírica Profana Galego-Portuguesa, Santiago de Compostela: Centro “Ramón Piñeiro” para a Investigación en Humanidades http://bernal.cirp.gal/ords/f?p=MEDDB3:2 [data di consultazione: 5.10.2020].
  • Mettman, Walter, Cantigas de Santa Maria, 4 vols., Coimbra: Imprensa da Universidade, 1959-1972.
  • Michaëlis de Vasconcellos, Carolina, Cancioneiro da Ajuda, 2 vols., Halle a.S.: Max Niemeyer Verlag, 1904 [utilizzo la ristampa anastatica con prefazione di I. Castro e l’aggiunta del Glossário das Cantigas (originariamente pubblicato nella Revista Lusitana, 23, 1920), Lisboa: Imprensa Nacional-Casa da Moeda, 1990].
  • Montoya, Jesús, Alfonso X el Sabio, Cantigas, 2ª ed. Madrid: Cátedra, 2008 [1ª ed. 1988].
  • Paredes, Juan, El cancionero profano de Alfonso X el Sabio. Edición crítica, con introducción, notas y glosario, 2ª ed., Santiago de Compostela: Servizo de Publicacións e Intercambio Científico da Universidade de Santiago de Compostela, 2010 [1ª ed., L’Aquila: Japadre, 2001].
  • Paxeco Machado, Elza & José Pedro Machado, Cancioneiro da Biblioteca Nacional (antigo Colocci-Brancuti), facsímile e transcrição; leitura; comentários, 8 vols., Lisboa: Edição da “Revista de Portugal”, 1949-1964.
  • Pellegrini, Silvio, “Pero da Ponte e il provenzalismo di Alfonso X”, in Varietà Romanze, Bari: Adriatica Editrice, 1977, 30-43 [già pubblicato con lo stesso titolo in Annali dell’Istituto Orientale di Napoli. Sezione Romanza, 3, 1961, 127-137].
  • Pérez Martín, Antonio (ed.), Fuero Real de Alfonso X, Madrid: Agencia estatal Boletín Oficial del Estado, 2015 [Leyes Históricas de España].
  • Pimpão, Álvaro Júlio da Costa, História da literatura portuguesa: Idade média, 2ª ed., Lisboa: Atlântida, 1959 [1ª ed. 1947].
  • Rios Milhám, José, Lírica trovadoresca em língua portuguesa. Exercícios ecdóticos (III), contributo inedito reperibile nel profilo dell’Autore in “Academia” Exercícios ecdóticos (III), contributo inedito reperibile nel profilo dell’Autore in “Academia” http://www.academia.edu/37014591/L%C3%ADrica_trovadoresca_em_l%C3%ADngua_portuguesa_Exerc%C3%ADcios_ecd%C3%B3ticos_3_ [data di consultazione: 26.9.10].
  • Roncaglia, Aurelio, “Marcabruno: Lo vers comens quan vei del fau (BdT 293,33)”, Cultura Neolatina, 11, 1951, 25-48.
  • Roncaglia, Aurelio, “Trobar clus: discussione aperta”, Cultura Neolatina, 19, 1969, 5-65.
  • Roncaglia, Aurelio, “Riflessi di posizioni cistercensi nella poesia del XII secolo”, in I Cistercensi e il Lazio (Atti delle giornate di studio dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Roma,Roma, 17-21 maggio 1977), Roma: Edizioni Multigrafica, 1978, 11-22.
  • Roncaglia, Aurelio, “Secundum naturam vivere e il movimento trovatoresco”, in Dante Della Terza (ed.), Da una riva all’altra. Studi in onore di Antonio d’Andrea, Roma: Cadmo editore, 1995, 29-39.
  • Short, Ian, The Anglo-Norman “Folie Tristan”, London: Anglo-Norman Text Society 1993.
  • Tavani, Giuseppe, Repertorio metrico della lirica galego-portoghese, Roma: Edizioni dell’Ateneo, 1967.
  • Williams, Edwin B., Do Latim ao Português, 3ª ed. Rio de Janeiro: Tempo Brasileiro, 1975 [1ª ed. inglese, 1938].
Histórico:
  • » Recebido: 06/01/2021
  • » Aceito: 31/03/2021
  • » : 28/05/2021» : 2021Jan-Jun

Enlaces refback

  • No hay ningún enlace refback.


Medievalia, vol. 53 núm. 1 (2021), es una publicación semestral editada por la Universidad Nacional Autónoma de México, Ciudad Universitaria, Delegación Coyoacán, Ciudad de México, C. P. 04510, a través del Instituto de Investigaciones Filológicas, Centro de Lingüística Hispánica "Juan M. Lope Blanch", Circuito Mario de la Cueva s/n, Ciudad Universitaria, Col. Copilco, Del. Coyoacán, Ciudad de México, C. P. 04510, Tel.: 56227550, ext. 49205. URL: https://revistas-filologicas.unam.mx/medievalia/index.php/mv, e-mail: remedie@unam.mx. Editor responsable: Mtra. María del Refugio Campos Guardado. Reserva de Derechos al Uso Exclusivo 04-2017-010211020900-203; eISSN: 2448-8232, ambos otorgados por el Instituto Nacional del Derecho de Autor. Responsable de la última actualización de este número, Mtra. María del Refugio Campos Guardado, Centro de Lingüística Hispánica "Juan M. Lope Blanch", Circuito Mario de la Cueva s/n, Ciudad Universitaria, Col. Copilco, Del. Coyoacán, Ciudad de México, C. P. 04510, Tel.: 56227550, ext. 49205. Fecha de última modificación:  21 de mayo de 2021.

Las opiniones expresadas por los autores no necesariamente reflejan la postura del editor de la publicación. Se autoriza la reproducción total o parcial de los textos aquí publicados siempre y cuando se cite la fuente completa y la dirección electrónica de la publicación, para fines no comerciales. Obras derivadas pueden distribuirse bajo una licencia idéntica a la que regula a la obra original.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.